

216. L'alternativa di Berlusconi.

Da: M. L. Salvadori, Storia d'Italia e crisi di regime, Il Mulino,
Bologna, 1996.

La storia italiana dalla fine della seconda guerra mondiale agli
anni Novanta  stata caratterizzata dall'assenza di un meccanismo,
che si ritrova invece in tutte le democrazie mature: l'alternarsi
al governo di due schieramenti stabili in competizione.  La crisi
generale del sistema e il delinearsi di un nuovo quadro politico
hanno veramente determinato cambiamenti capaci di introdurre tale
meccanismo? E, in particolare, pu essere considerato un sintomo
di reale cambiamento la vittoria, alle elezioni del 1994, dello
schieramento lega, forza Italia e alleanza nazionale? Lo storico
Massimo Luigi Salvadori afferma che tra la fase storica iniziata
nel 1994 e quella precedente sono pi le somiglianze che le
differenze.


Crollato il sistema partitico che aveva dominato la vita della
prima repubblica fino all'inizio degli anni '90 e venuto meno il
contesto internazionale che lo aveva tanto profondamente marcato,
si poneva la domanda se anche nel nostro paese si preparassero le
condizioni necessarie per attivare il meccanismo dell'alternativa
oppure se fosse da temersi il rinnovarsi inquinante di forme di
eccezionalit.
Orbene, la campagna elettorale del 1994, i risultati del voto e
l'andamento dei governi succedutisi nel corso della breve
legislatura durata due anni, hanno provocato un inedito mixing
[miscuglio] di avvio alla normalit e di persistenza di
eccezionalit.
Il primo aspetto da considerare  il significato da attribuirsi
alla vittoria della coalizione formata da lega-forza Italia-
alleanza nazionale. Occorre chiedersi se essa possa o meno essere
considerata come l'evento politico che ha posto fine al ciclo
storico dei regimi bloccati, vale a dire se le elezioni del marzo
1994 abbiano creato i presupposti di una normale alternativa di
governo, non coincidente cio con un'alternativa di sistema.
Orbene, ci pare di poter osservare quanto segue. Il clima
ideologico e politico in cui si  svolta la lotta elettorale non 
stato in alcun modo normale per una serie di motivi
concomitanti. In primo luogo, non si  avuta una competizione per
il governo nell'ambito di un sistema istituzionale stabile, di un
sistema partitico definito, di una reciproca legittimazione delle
parti. Infatti, essendo crollato il precedente sistema politico,
l'alleanza lega-forza Italia-alleanza nazionale ha condotto la sua
battaglia in nome del cambiamento delle istituzioni ovvero del
passaggio ad una nuova repubblica; e gli schieramenti in contrasto
si sono negati la reciproca legittimazione quali forze
democratiche. Insomma, le parti in conflitto hanno cos
rilanciato la guerra ideologica. Mentre Berlusconi e i suoi
alleati di destra - ponendosi per questo punto in continuit con
le forze di governo del passato - hanno sfruttato a fondo, con
l'ausilio decisivo delle sue televisioni, il pericolo comunista,
i loro avversari hanno attaccato il capo della coalizione di
centro-destra come un potenziale leader autoritario populista e la
coalizione stessa come pericolosamente destabilizzante della
continuit democratica.
Berlusconi e i suoi alleati promettevano e intendevano
rappresentare non solo un'alternativa di governo, bens anche
un'alternativa di sistema. In realt, sono riusciti ad essere la
prima, ma non la seconda, perch, vinte le elezioni, il governo da
essi costituito non ha retto alla prova e non  risultata
possibile l'attuazione degli scopi in materia istituzionale e
costituzionale.
Che l'alternativa berlusconiana e l'insieme del quadro politico
italiano non abbiano prodotto una condizione di normalit, lo
mostra quanto avvenuto nel periodo che comprende le elezioni '94 e
il governo Berlusconi, nel corso del quale le cose sono rimaste
pressoch esattamente come prima in relazione ai seguenti punti
decisivi: 1) le forze in contrasto, finita una guerra fredda, ne
hanno incominciata un'altra; 2) la pasticciata legge elettorale
maggioritaria, date le sue caratteristiche, ha finito per far
rientrare dalla finestra, per di pi in maniera deformata,
l'istanza proporzionalistica che aveva fatto uscire dalla porta;
3) la frammentazione dei partiti  rimasta cronica: sicch i poli
hanno costituito essenzialmente degli assemblamenti confederali,
al cui interno ogni componente esercitava la sua sovranit
animata dalla suprema lex [legge suprema] di una trattativa
permanente volta a tutelare i propri interessi in primo luogo
elettorali in nome della salvaguardia dell'irrinunciabile valore
ideale del pluralismo; 4) tra i partiti politici che hanno
costruito questo bipolarismo confederale l'intesa  risultata pi
strumentale che propriamente politica; il che ha trovato la
propria clamorosa espressione proprio nello schieramento divenuto
di governo, portando alla frattura tra la lega da un lato e forza
Italia e alleanza nazionale dall'altro; 5) l'incapacit di
governare della coalizione vincitrice alle elezioni del marzo '94
ha avuto come conseguenza, data l'incomponibile conflittualit
interna tra le componenti giunte al potere, di rilanciare il
governo di tipo istituzionale; 6) le riforme istituzionali e
costituzionali, pressoch universalmente invocate, sono rimaste
lettera morta; 7) il conflitto tra i poteri dello stato  ripreso,
generando momenti di tensione senza precedenti tra il potere
esecutivo o membri di esso [...] e la magistratura; 8) il
presidente della repubblica Scalfaro, sotto le vesti del suo ruolo
di garanzia, ha riattivato una funzione di indirizzo
direttamente politico assai pi incisiva, pressante e continua di
quella esercitata nel secondo periodo della propria presidenza da
Cossiga, allora energicamente contestato in prima fila dallo
stesso Scalfaro.
La transizione dalla prima alla seconda repubblica si presentava
dunque alla fine del 1995 largamente incompiuta e inconcludente.
Dopo la fine dell'XI legislatura, ad un sistema partitico
frammentato che ruotava intorno a tre partiti maggiori 
subentrato cos un sistema parimenti frammentato espresso da due
poli pluripartitici fragili e instabili. Fragili, perch le loro
componenti stentavano a darsi una linea e una leadership comuni;
instabili, perch quasi ogni giorno si minacciavano distacchi e si
contrattavano diverse disposizioni nel caleidoscopio delle
alleanze. Inoltre, a margine di un'alleanza si collocava
rifondazione comunista, ora attratta, ora respinta da essa; e tra
la coalizione di cui era perno il PDS e quella di centro-destra,
dopo la rottura tra Bossi e Berlusconi, stava come un battello
vagante la lega, che non si sapeva se scegliesse la navigazione
solitaria oppure se dovesse legarsi all'uno o all'altro convoglio.
In tutto ci il nuovo riportava in pieno al vecchio.
Il fluido sistema partitico succeduto a quello finito nel 1992-93
era rimasto, dunque, per caratteristiche essenziali profondamente
simile al precedente.
